Lavoro sulla didattica della visione in cui Paolo Albani, operatore impegnato in vario modo nel teatro, racconta le sue esperienze e le confronta con quelle di molti altri, affrontando un argomento di grande interesse, fornendo stimoli di approfondimento agli interessati, ma anche al semplice spettatore che vuole fruire il teatro con maggiore consapevolezza e soddisfazione. [Segue]→
Scrive Albani:“Didattica della visione” è un’espressione che di per sé forse suggerisce, anche se non precisa. Senza peraltro fare una discettazione rigorosa e pedante, si può dire che chiamiamo “didattica della visione”, in generale, tutto quanto concerne l’attività di formazione di uno spettatore consapevole, attento e, per questo, capace di godere di piú dell’arte scenica (o spesso, magari, anche di disperarsi di piú). A volte una preparazione di pochi momenti, occasionale; o incontri reiterati, due, tre, quattro; oppure percorsi strutturati e di lunga durata. Sarà possibile capire meglio con gli esempi, con casi specifici e differenziati, con il racconto di esperienze diverse, senza voler cercare a tutti i costi, a priori, né una definizione omnicomprensiva né una classificazione articolata. Il modo di procedere, di lavorare in questo campo – come in altri, del resto – non è quello del rigore formale ma quello della cura e della sensibilità artigianali (il che, sia ben chiaro, è tutto il contrario del pressappochismo e della superficialità).



