Il conflitto, traumatico, tra sonno e insonnia, come quello tra la notte e la luce, offre, in fondo, la scena primaria di questo Mondo d’argilla scena lontana in cui il soggetto si lascia attrarre rendendosi a una sorta di trance percettiva mediante cui poter parlare, forse più vicino al farsi del tempo e delle forme.
La poesia di Fontana, così, attinge il proprio lessico a un vocabolario che la distanza di una lente mentale non può controllare perchè il pudore del dire viene sgretolato, messo a nudo da una parola che non rinuncia alla propria condizione regressiva e orgiastica. Da qui l’immersione in uno stupore quasi sopraffatto, che si rifiuta di allegorizzare il mondo che lo meraviglia e lo ferisce.
Quaderni di lavoro - poesia 1997



