
Colleghi di umanità, propongo a chi l’ha già letta e a chi non la conosce una pagina di Kapuscinski. A quante situazioni di oggi – ognuno cerchi da sé - possono applicarsi queste osservazioni? Ci sono grandi coraggiosi intelligenti giornalisti che hanno capito per noi e prima di noi, guardiamolo anche coi loro occhi il mondo di oggi. I modi cambiano, le dinamiche si ripetono. (Lidia Gargiulo) →
Una rivoluzione è invariabilmente lo scontro fra due forze: la struttura e il movimento. Il movimento attacca la struttura cercando di distruggerla; la struttura si difende cercando di annientare il movimento. Le due forze, ugualmente potenti, hanno caratteristiche diverse. Quelle del movimento sono la spontaneità, la capacità dinamica di espandersi e la brevità. Quella della struttura sono l’inerzia, la resistenza e una sorprendente, quasi istintiva, facoltà di sopravvivenza. La struttura è relativamente facile da creare, ma incomparabilmente difficile da distruggere.Riesce a resistere a lungo a tutte le ragioni che hanno giustificato il suo sorgere. Nel mondo vengono fondati molti stati deboli e fittizi: ma, poiché lo stato è una struttura, nessuno di loro verrà mai radiato dalla carta geografica. Esiste un mondo di strutture che si sostengono a vicenda: appena una di esse è minacciata, le consorelle accorrono in aiuto. Un’altra caratteristica che aiuta la struttura a sopravvivere, è l’elasticità. Per quanto schiacciata e compressa, la struttura si rattrappisce, tira indietro la pancia e aspetta il momento buono per tornare a dilatarsi. Il curioso è che la nuova dilatazione si verifica nel punto esatto in cui è avvenuta la compressione : in altre parole la tendenza di ogni struttura è il ritorno alla status quo, considerato il migliore, l’eccellenza assoluta.La struttura, sostanzialmnete inerte, segue esclusivamente il codice che è stato inserito una volta per tutte nel suo centro vitale. Se proviamo a inserirvi un nuovo programma, non dà segno di vita,non reagisce: aspetta il codice precedente. Infine la struttura ha la stessa facoltà dei misirizzi: la butti giù e quella si rialza. Invece il movimento, all’oscuro di tale facoltà, continua a lottare e a lottare finché, sfinito, si arrende e viene sconfitto. (da Shah-in-shah, 1982)
Se le cose stanno veramente così, se il movimento è in ogni caso, o quasi sempre, destinato ad essere sconfitto, che senso ha pensare la storia, essere, sentirsi nella storia?Eppure… Intanto, vale la pena riconoscere le strutture quando si formano, quando non sono ancora strutture, non lasciarle crescere su di noi a spese di noi… (L.G.)


