Giorgio Linguaglossa - da'Antologia di Pharmakon'

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Il maestro Moyo 

Candidi fiori di loto oscillano ai lobi di leggiadre fanciulle

ondeggiano attorno al maestro, e studenti con i rotoli 

di pergamena sotto il braccio circondano il maestro 

mentre nuvole nere attraversano il cielo. È mattino.

 

E il maestro Moyo passa in rassegna le allieve e gli allievi biancovestiti.→

 

«Non cercare dentro di te, che non c’è niente – dice il maestro Moyo – c’è soltanto un buco nero, pieno di vermi e di serpenti velenosi. Piuttosto, cerca fuori di te, vai al mercato tra i venditori di stoffe, al circo tra i trapezisti che lievitano nel cielo, nel bordello tra le odalische che offrono le proprie grazie… lì c’è una parte di te ma solo una parte… a questo punto, incontrerai una tigre che felinamente ondeggia, vai oltre la tigre, incontrerai il mare che mareggia con le sue onde sempre eguali, naviga in quel mare e attracca a porti sconosciuti… lì c’è un’altra parte di te che non conosci… vai ancora oltre, oltre un altro mare, un’altra tigre, oltre le montagne innevate e città popolose e altre tigri di carta e tigri vere… lì troverai ancora un’altra parte di te che non conosci… ma non ti fermare… qualunque cosa accada, non ti fermare…»

 

La moneta vera e la falsa

Il maestro Hoyko riversò per terra un sacchetto pieno di monete d’oro e disse agli allievi: «prendetele e usatele».

E gli allievi, come scalmanati, si accapigliarono fra di loro per procurarsene il più gran numero. Quando non rimase più alcuna moneta il maestro Hoyko disse: 

«c’è tra di esse una moneta falsa ma non la riconoscerete dal tinnire del metallo, né dal suono fesso, né dal modesto brillio, né dal peso in sé, né dalla grandezza della moneta, né dall’effigie del grande re».

«Oh, maestro – chiese il migliore tra gli allievi – come potremo allora noi discernere il grano dall’oglio se non c’è differenza alcuna?»

«Tanto vale prendere la moneta falsa per buona!» – esclamò un secondo allievo –

«Poveri diavoli – rispose il maestro Hoyko – che non sapete distinguere il vero dal falso! Come potrete voi filosofare se non diventate orefici?»

«E come facciamo per diventare orefici?» – chiese un terzo allievo –

«Oh, stolti e maldestri che siete – esclamò il maestro – credete voi ciecamente nella moneta falsa e non vedete la vera moneta che è in voi!»

«E come facciamo a riconoscere la vera moneta che è in noi?» – chiese un quarto allievo –

«Oh, stolti e pedestri che siete – esclamò il maestro – che non vedete la stella segreta che è nascosta in voi, che sempre brilla e risplende e non conosce opacità!»

 

 

L’umile Hoyko

L’umile Hoyko vive da dieci anni nel bosco di salici piangenti. 

Mi chiedo: è Hoyko un giglio che dorme o un serpente che attende la preda?

Sta immobile Hoyko su una panchina e attende. 

Ma chi attende Hoyko? Perché non si piega Hoyko a cogliere i fiori?

Che cosa aspetta la sua anima che l’anima non ha?

 

Sta Hoyko sotto il cielo azzurro in attesa delle stelle?

Sta Hoyko sotto le algide stelle in attesa del cielo azzurro?

Noi non sappiamo chi e che cosa il maestro Hoyko attenda

e forse non lo sapremo mai.

 

Questo pensiero mi attraversò come un ferro rovente

le tempie da una parte all’altra. Fu allora che mi decisi

e me ne tornai al mio villaggio di paglia e di fango

a zappare l’orto di mio padre e di mia madre.

 

 

Ecco la parola dei camminanti 

Ecco la parola dei camminanti, il suono argentino

dei tintinnanti campanelli che portano al collo i lebbrosi

questuanti che ti vengono incontro…

Ecco ciò che rimane quando scompare la bocca…

 

Ecco la parola che proviene da una testa di morto:

non c’è un qui, non un là, né un dove, né un quando…

 

La testa di maiolica dipinta di donna saracena

posata in un angolo, sul tavolo, in cucina

che reca candide margherite, fiori di loto e girasoli…

 

Che ruota attorno a sé come la banderuola dei comignoli…

 

[Dipinto di Katsushika Hokusai]

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