Ciclo sui dialetti in Italia a cura di Lidia Gargiulo

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Vengono proposti alcuni testi letti nel corso delle serate del 17 novembre , e 1 dicembre 2010, in cui si è compiuto un excursus sui problemi relativi ai rapporti lingua-dialetti.

 

 

 

 

Pubblichiamo:

Mare murenne

di Fortuna della Porta (Napoletano)

Preghiera familiare

di Mario Giannattasio (Salernitano)

El mongòmeri

di Roberto Pagan (Triestino)

I testi sono disponibili in allegato anche in formato pdf.   →

 

 

 

FORTUNA DELLA PORTA (Napoletano)

 

Mare murenne, non siamo laudenti

portati in funno tutti i potenti.

Cavalloni e temporali

propingue affonnano fatali le navi

ma gli uomini senza crianza

sono i pirati dell’ecomattanza

Veleno e scumpiglio

cadono a spluvio 

sembra ingrommato pure il Vesuvio

l’onna annàca e sustanzia il corallo

patelle e cozzeche a rrégne ‘o timballo

ma oggi a funno si buttan gli avanzi

talfiata ‘na nave che irraggia là innanzi.

-Uh, che guaio! Uh, che sfacelo!-

stanno impeciando il latte del gelo

‘o petrolio ognora si spande

e l’alicella non trova più lande.

In abominio di squarti e di scarti

sono neglette le angeliche arti

senza diritto con solo rovescio

la nostra mente ‘mparadisa a sghimbescio

e mo che le vene sono ormai lacere

licet insanire aut versus facere.

 

(da Gramaglie e frattaglie, LietoColle, 2011)

murenne= moribondo; in funno= al fondo; crianza= educazione; onna= onda; rregne= riempire; alicella= acciughina: mo= ora.

__________

MARIO GIANNATTASIO (Salernitano)

 

PREGHIERA FAMILIARE

 

Bona sera e bona notte

l’Angele p’ ‘a porta

Maria p’ ‘a casa

‘u ’triste se n’esce e ’u bbuone ce trase.

 

Gesù Criste m’è pate

’a Maronne m’è mamma

i sante me so’ pariente

e ie nun aggio paure ’e niente.

 

__________

 

ROBERTO PAGAN (Triestino)

 

EL MONGÒMERI

 

A la fin caminava solo

no ocoreva che qualchidun ghe fussi drento,

de mi el gavessi podesto far de meno

 

el capoto mongòmeri camel

quel co’ le fibie e i spaghi

e i maneghi de legno i

naugurà, pararia, de quel inglese mustacin. Dopo la guera

iera de gran moda, pei muli una burbana

sportivo e sparagnin. Solo che mi

lo go portado indosso anca dopo la guera de Corea

 za scominzava quela del Vietnam

 

Bandiera sfrangiata gloriosa

del setimo cavalegeri

reduce de Caporeto

 

Quando che lo go smesso finalmente

pecà. Perché za el tornava de moda

in loghi ‘ssai scic. Gaveva,

credo, altro nome. Mongòmeri?

Chi te vol più che savessi

de sta sardella coi mustaci

le braghe sul ginocio e soto scaio

 el bastonzin.

 

                     Ma cussì

iera in Africa. E in Africa

no ghe serviva capoto.

Quel xe vignù solo dopo per la mia vanità.

 

IL MONTGOMERY. Alla fine camminava da solo / non occorreva che qualcuno ci fosse dentro, / di me avrebbe potuto fare a meno // il cappotto Montgomery color cammello / quello con le fibbie e gli spaghi / e i manichetti di legno / inaugurato, a quanto pare da quell’inglese / coi baffetti. Dopo la guerra era molto di moda, per i ragazzi una pacchia / sportivo e risparmioso. Solo che io / l’ho portato addosso / anche dopo la guerra di Corea / e già stava cominciando quella del Vietnam // Bandiera sfrangiata gloriosa / del Settimo Cavalleggeri / reduce da Caporetto // Quando l’ho smesso finalmente / peccato. Perché già tornava di moda / in luoghi assai chic. Aveva, / credo, un altro nome, Montgomery? / Chi vuoi che ne sapesse più / di una sardina col mustacchio / i calzoni al ginocchio e sotto il braccio / il bastoncino (del comando) // Ma così era (vestito) in Africa. E in Africa / non gli serviva il cappotto / quello è venuto dopo / per mia vanità.

[da Àlighe (Alghe), Cofine, 2011] 

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