Sciabèr è trascrizione fonetica in chiave popolare, di Chabert, colonnello napoleonico immortalato da Balzac, sopravvissuto, in circostanze misteriose, all’ecatombe della campagna di Russia.
La collana Rigel accoglie autori noti e presenti da anni nell’ambiente letterario assieme a voci poetiche emergenti, con particolare attenzione alla qualità dei testi.
Particolare attenzione viene poi dedicata ai Quaderni di lavoro e alla loro sezione poesia, che accolgono lavori che possono essere considerati ancora in progress e che si misurano con una prima pubblicazione, non necessariamente definitiva.
Il sito ospita e promuove anche testi ed elaborati non pubblicati da La città e le stelle, ma ritenuti interessanti, con particolare attenzione a Gli introvabili, testi reperibili con difficoltà.
I testi sono disponibili nei seguenti modi :
Sciabèr è trascrizione fonetica in chiave popolare, di Chabert, colonnello napoleonico immortalato da Balzac, sopravvissuto, in circostanze misteriose, all’ecatombe della campagna di Russia.
La continuità col testo pubblicato nel ‘93 sui medesimi Quaderni di lavoro de La città e le stelle ha spostato su tale prospettiva l’idea originaria di titolare questi versi: "Non dice" - che pure affiora come leitmotiv - in quanto ipertrofico (e grottesco) esercizio di preterizione, memoria di cose irriconoscibili perché sottratte, calchi di essenze già esistite che lasciano bolle, vuoti, scolature, come il succo di carne che filtra da una confezione di cellophan in un racconto dal libro The informers di Bret Easton Ellis:
Si vive insomma non una semplice lettura ché mai sapremmo dire se sono versi o dispersi cristalli di pensiero o collane di prose senza posa queste composizioni scandite solo da numeri che ritmano lo slalom e dunque indefinibili come accadimenti ergonomie di cose trans-scritte wittgenstein wit und stein se non addirittura dell’esperienza inesperibile Ecco sì è questo il toboga un’esperienza attraversabile ma inesperibile un auto-da-fé che ci tagliuzza la logica o meglio scompagina l’ordine pacifico della lettura gettandoci in una turbinosa azione da effettuarsi col corpo immobile e la
Se La lucciolata fosse solo una porta aperta nella memoria, tanto varrebbe confinarla nella sfera del privato, ma essa si pone
vigorosamente e lucidamente come paradigma del rapporto sotterraneo e complesso tra la convulsa civiltà metropolitana e le sue non lontane radici contadine, che qui si scoprono insospettabilmente profonde e significative.
Nella misura in cui la poesia di Mario Munari si emancipa dalla lettura del quotidiano, tende a ricadere sul piano “alto” del sublime attraverso la mediazione di uno stile “contaminato” fondato sulla paratassi e sulla assenza di punteggiatura.
Con Piramide, Regina Franceschini Mutini propone una poesia interlocutoria e provocatoria, una poesia che oscilla tra lontananza e vicinanza, in un modo tale da lasciarci talvolta interdetti.
Questo affilato pendolo ottiene il risultato di colmare la distanza tra sé e il lettore e di marcarlo stretto, oppure di indurlo a vertiginosi inseguimenti.
Claudio Mutini
CONTINUA
Una Poesia dal Carcere di Jean Genet, Ovidio delle Metamorfosi (1, 612) - quanto alla corrispondenza con il leopardiano "Infinito" - sono le fonti testuali riconoscibili, il resto è diario, sogno, deposito memoriale, nostalgia di comunità in guerra. Duplicazioni, ombre, annientamenti: lungo una prospettiva che va da Baudelaire ("Les images, ma grand passion!") a Beckett ("Imagination dead imagine").
[NdA]
Quaderni di lavoro - poesia
Edizione bilingue (inglese - italiano) di questo lavoro poetico di Chidi Christian Uzoma, nato a Port Harcourt, in Nigeria. L'autore ha svolto studi in Italia ed è architetto, collabora con diverse pubblicazioni italiane ed ha pubblicato altri lavori negli Stati Uniti.
Quaderni di lavoro - poesia
Una battaglia che trasfigura le cose; vertiginosamente irrompe una realtà nuova, le immagini rapidissime, mai nello stesso luogo. "Per me traverso/la coerenza non è/un valore assoluto". E allora "ma yo/mulo che bela", "torre Mandùria, o Manduria/giustapposta non sia.
E "come un suono in un vaso" o come "assunta massa/scalfita facendo vibrare/portico e grotta" la poesia di Buttiglia lancia una sfida alla lingua seduta e pigra, alla sedentaria comunicazione ormai logora, inservibile.
Il conflitto, traumatico, tra sonno e insonnia, come quello tra la notte e la luce, offre, in fondo, la scena primaria di questo Mondo d’argilla scena lontana in cui il soggetto si lascia attrarre rendendosi a una sorta di trance percettiva mediante cui poter parlare, forse più vicino al farsi del tempo e delle forme.